DI MAMMA CE N’È UNA SOLA, FINO A QUANDO NON DIVENTANO DUE

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Occorre avere molta pazienza per dare tempo a tutti di capire.

È un dato di fatto, perché i mutamenti sociali avvengano ci vuole tempo. Occorrono molta pazienza e perseveranza perché la collettività accolga il cambiamento. Il giudizio morale, che nella realtà dei fatti scorre attraverso un costante  mutamento, adattandosi ai tempi, ai luoghi e ai contesti, viene invece percepito nel presente come monolitico e immutabile.

Assistiamo a volte a rapide accelerazioni, momenti in cui le barriere sembrano cadere una dopo l’altra sotto una spinta propulsiva al rinnovamento inesauribile. Altre volte invece siamo spettatori impotenti di lunghi periodi di regressione, alternati da intervalli di paludi stagnanti. Cicli e ricicli, corsi e ricorsi. Occorre pazienza perché la mentalità cambi e per far sì che quello che veniva ritenuto come inaccettabile, illegale e condannabile senza appello, diventi parte del quotidiano.

“Tutto sembra impossibile finchè non viene fatto” sosteneva Nelson Mandela. Tutto sembra inaccettabile finchè non viene sdoganato, finché non ramifica nella società, spostando i confini della morale e il punto di vista della maggioranza.

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Ma fino a che questo non accade, fino a che le barriere in merito ad un fenomeno non sono cadute e le circostanze validate, chiunque si arroga il diritto di dare un giudizio. Posto che ritengo sia più che legittimo avere la propria opinione in merito ad una determinata situazione, penso anche che sia un po’ meno legittima la pretesa di dare giudizi di valore e di merito. Per non parlare poi di chi, basandosi soltanto su ciò che conosce e ha sperimentato fino a quel momento, pretende di elevare le proprie personalissime esperienze e posizioni al livello di assunto. Incurante, forse inconsapevole, del fatto che esprimere un giudizio solo sulla base delle proprie soggettive convinzioni, non avvalorate da alcuna conoscenza, esperienza, dato o studio in materia, significa essere portatori di un pregiudizio. Tuttavia, fino a che i tempi della presa di coscienza collettiva non sono sufficientemente maturi, il pregiudizio non viene affatto avvertito come tale da chi lo porta avanti, ma viene semplicemente ritenuto come una sacrosanta rivendicazione della propria libertà di espressione. Il confine tra queste posizioni è davvero labile, mi rendo conto. E allora provo a fare qualche esempio per vedere se il mio pensiero risulta più chiaro.

Quanto è cambiato il modo di percepire la figura e il ruolo della donna nella società italiana negli ultimi 60 anni? Certo la strada è ancora lunga, certo i fatti di cronaca ci raccontano ancora di terribili soprusi, certo una parte del mondo del cinema e della TV punta ancora su modelli di donna per così dire discutibili. Ma in linea generale, tolte alcune sacche di resistenza e di ignoranza e prendendo un campione a caso di popolazione italiana con un’istruzione e un livello di emancipazione culturale medi, chi in un ufficio o durante una cena tra amici si permetterebbe di dire, anche qualora in una parte più o meno remota di sé lo pensasse: “Una donna è fatta per trovarsi un marito e quindi dedicarsi ad accudire quest’ultimo e i figli“. Eppure 60 anni fa esprimere un’opinione di questo tipo era considerato legittimo dalla maggioranza e chi si poneva in tal modo non si rendeva conto di essere portatore di un pregiudizio odioso e sessista. Non veniva considerato un retrogrado conservatore, anzi era certo di portare avanti una posizione difendibile, fondata su giusti, sani e naturali principi. E poi cos’é accaduto? E poi lo sdoganamento sociale del ruolo femminile lentamente e a singhiozzo è avvenuto.

Eppure ancora oggi, quelle stesse persone che non si permetterebbero mai di dire che una donna è naturalmente fatta per occuparsi di mariti e figli, che non userebbero mai la parola “zitella” al posto di “single”, che in contesti sociali portano avanti, più o meno sinceramente, posizioni “politically correct” sulle donne, sul divorzio, sui neri, sugli immigrati e persino sui gay (purché stiano nel loro) non si pongono, proprio come quel signore di 60 anni fa, il minimo scrupolo nel dire davanti a due donne o due uomini che decidono di formare una famiglia: “La famiglia è fatta da un padre e una madre…” “Un bambino per crescere bene ha bisogno di un padre e di una madre…” “La mamma è una sola…

E invece, mi dispiace spiazzarvi, ma di mamma ce n’é una sola finché un bel giorno non diventano due e stessa cosa vale per i papà.

È ampiamente dimostrato che prima o poi il cambiamento arriva. In alcuni momenti é necessario avere il coraggio di essere pionieri di quel cambiamento e proprio per questo, fraintesi, additati, giudicati e anche colpiti. Ma la storia fino ad ora, attraverso momenti più bui e più luminosi, alla fine ha sempre dato ragione a coloro che avevano finito per guardare più lontano e avevano immaginato nuovi scenari diversi e possibili.

Ognuno scelga quindi liberamente da che parte stare

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