Babbi 1 – Mamme 0: vogliamo la rivincita…

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Il magico mondo dei padri di Famiglie Arcobaleno, liberi dall’incubo di dover dimostrare di essere delle SUPER MAMME.

Si è appena conclusa l’Assemblea Nazionale di Famiglie Arcobaleno. Il nostro appuntamento annuale con tutta l’associazione.

Tre giorni solo per noi, in cui facciamo il punto su dove siamo e verso dove vorremmo andare, ma soprattutto giorni in cui ci ritroviamo tra di noi e condividiamo pezzi di vita.

A weekend concluso siamo piene degli abbracci e dei sorrisi, le immagini dei momenti più commoventi e divertenti ci scorrono ancora davanti agli occhi. E poi quintali di fotografie: Milo sulla spiaggia con aquilone, Milo con monopattino, Milo che fa scuola di circo, Milo che abbraccia Vittoria, Milo che gioca con Andrea, Milo con gruppo il gruppo dei bambini toscani e così via…

Il bagaglio che riportiamo a casa ogni anno è pieno zeppo di bei ricordi, ma soprattutto di consapevolezza e di coraggio per continuare a compiere il nostro percorso a testa alta, con determinazione e forza. La strada per il pieno riconoscimento delle nostre famiglie è ancora lunga purtroppo e le battaglie da combattere non sono affatto concluse, anzi, per quanto ci riguarda sono appena iniziate…

Tuttavia quest’anno, sarà che sono arrivata all’assemblea stanca sfinita, reduce da una trasferta di lavoro a Francoforte, sarà che con Milo ci troviamo nel bel mezzo dei “terrible two”,  sarà che veniamo da un anno faticoso e ancora non se ne vede la fine,  ma io e Valeria siamo tornate a casa con una chiara ed evidente consapevolezza: “i babbi di Famiglie Arcobaleno se la cavano molto meglio delle mamme”.

due babbi

Perchè ho due babbi – Lo Stampatello Casa Editrice

Dopo tre giorni di convivenza in spazi comuni, pranzi, cene e attività ludiche condivise, la superiorità dell’approccio paterno rispetto a quello materno per noi è stata lampante.

I babbi appaiono palesemente più rilassati, sereni, controllati. Il loro livello di sicurezza ed empatia nella gestione della prole è invidiabile. Sono visibilmente meno apprensivi, non si mostrano stressati, non hanno segni di sfinimento fisico e consunzione psichica e appaiono anche più tonici e riposati.

Ho scambiato più di uno sguardo compassionevole e intonato in coro ululati di disperazione con le altre mamme, rincorrendo un Milo nudo in fuga da una maglietta o mentre con Valeria mettevamo in campo tutte le nostre doti di oratoria e diplomazia per convincerlo che avrebbe dovuto fare la cacca proprio lì, perché davvero non c’era modo di percorre gli oltre 150 km che ci separavano dal vasino di casa nostra.

Con i babbi invece abbiamo scambiato quattro chiacchiere rilassate in quei brevi momenti di pausa tra un Milo che si arrampica e un Milo che scappa per buttarsi in piscina, o li abbiamo visti passeggiare con la musica nelle orecchie, mentre con immacolato candore dichiaravano che sì i loro due gemelli stavano ancora dormendo…

Qual è il loro segreto? Ci siamo chieste. Forse il ricorso alla GPA prevede anche nel pacchetto la consegna di un manuale di istruzioni per l’uso che a noi mamme viene negato?

Scherzi e ironia a parte e dando per assodato che non si possano fare generalizzazioni e banalizzazioni, ma tutto questo preambolo, volutamente portato all’estremo, era per porre l’accento su quanto ancora gravi, su noi donne italiane, l’eccessiva responsabilizzazione e sacralizzazione del ruolo materno.

L’idea che la donna sia madre per sua stessa natura e santa vestale della creazione, con tutto ciò che ne deriva e ne consegue, è qualcosa che una donna ancora oggi volente o nolente respira fin da piccola. E se crescendo e spaziando gli orizzonti riuscirà in parte a distaccarsi da quest’ottica, un domani quando si troverà per scelta o per caso a diventare madre (in Italia), vi si ritroverà impantanata con tutte le scarpe. I consultori, gli studi medici, la comunicazione e l’immagine connesse alla maternità in Italia offrono, ancora e forse soprattutto oggi, una prospettiva asfittica e eccessivamente idealizzata del ruolo materno, con ricadute psicologiche a volte anche pesanti sulle giovani mamme.

Il discorso è molto ampio e non basterebbe un saggio per affrontarne tutte le molteplici sfaccettature e implicazioni, tuttavia banalizzando con un po’ di ironia, ci viene da dire: “italian fathers do it better…” O almeno “more easily…” E in Famiglie Arcobaleno la prova ce l’abbiamo sotto gli occhi.

Intanto io e Valeria, ma soprattutto io, che in quanto portatrice della coppia, ho maggiormente subito il pressing sociale e culturale che il mio ruolo mi ha imposto, cerchiamo di prendere esempio dai babbi dell’associazione, augurandoci comunque che tali comportamenti molto più liberi da condizionamenti e stereotipi, dilaghino a poco a poco in tutta la società, perché e su questo potremmo metterci la mano sul fuoco, ne beneficeremmo tutti quanti: uomini, donne e generazioni future.

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