OLTRE L’IPOCRISIA

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Forse non sono i gay a mettere in crisi la famiglia tradizionale, a quanto pare ci pensa benissimo da sola.

Dopo quasi 4 mesi di pannolini, ninna-nanne improvvisate e tantissimo latte, riusciamo finalmente a tornare con un nuovo post. Presto giuro che vi racconterò le gioie della nostra maternità al quadrato con il meraviglioso Milo, ma adesso le cronache estive mi hanno ispirato una riflessione un po’ più seria e mai come ora attuale.

Lungi da me fare della facile retorica, né strumentalizzare i recenti fatti di cronaca. Vero é, che risulta piuttosto difficile rimanere indifferenti al macabro susseguirsi di omicidi perpetrati da “insospettabili” padri di famiglia a danno dei propri figli. Gli psicologi intervenuti sull’argomento parlano di impulso ad affermare la propria mascolinità. Gli esperti sostengono che si uccidono i figli per punire la madre, compagna colpevole, ai loro occhi, di fallimenti e sofferenze.
Sarebbe troppo facile per me dire: “Visto cosa succede nelle famiglie tradizionali…” E sarebbe soprattutto scorretto e ingiusto nei confronti di migliaia di padri che ogni giorno accudiscono con amore e impegno la propria famiglia. Compreso il mio, che è stato un bell’esempio di padre presente e partecipe e che adesso è un nonno impegnatissimo e attento. Tuttavia, ancor di più ora che sono genitore, non posso fare a meno di essere colpita da simili avvenimenti, che diventano lo spunto per un ragionamento più ampio sulle famiglie in generale e sulla nostra specifica realtà.
Comincerò questo mio flusso di pensieri sottolineando come i movimenti che ci criticano, e con quel “ci” intendo noi famiglie omogenitoriali, sono tutti, anche quando ciò non viene dichiarato esplicitamente, di ispirazione cattolica (lascio volutamente fuori i movimenti di estrema destra alla cui base esistono solo odio e ignoranza, due elementi che per loro natura rendono impossibile qualunque tipo di ragionamento). È ampiamente noto che tali movimenti ci criticano in quanto devianza da quella famiglia tradizionale, “naturalmente” formata da un uomo e da una donna, così come è scritto e così come deve essere a garanzia di normalità e benessere. La famiglia, la madre, il padre… Ma al di là delle chiacchiere, dei discorsi populisti dei politici di ogni colore e della retorica scontata che strappa applausi nei talk show mediocri del pomeriggio popolati da azzimate casalinghe di Voghera, cosa si fa davvero e in concreto in Italia in favore della famiglia?
L’arrivo di un figlio è un momento meraviglioso e al contempo delicatissimo per la coppia e soprattutto per la donna. Ci sono equilibri da trovare e da imparare, ci sono ormoni che martellano in testa come impazziti. Troppo spesso si parla solo dell’estasi mistica che il neonato provoca, che è vero esiste e l’ho provata anche io, ma non si dice mai che, anche nel migliore dei casi e specialmente all’inizio, è affiancata da momenti di ansia e smarrimento, durante i quali ci si sente incapaci e sfiniti. La maternità e la famiglia vengono volutamente descritti e pensati come avvolti da una patina rosa di buoni sentimenti, in cui esistono solo amore, gioia, carezze e baci. Nel paese cattolico per eccellenza, in cui ogni madre viene concepita come l’incarnazione della Vergine Maria, non si può parlare di quanto questo ruolo possa anche essere prostrante, duro e in alcuni casi alienante. In una Chiesa fatta di uomini che non sono mai stati né compagni né padri, la maternità viene percepita come un istinto necessariamente innato, che in termini sociali si traduce nella più terribile delle trappole psicologiche per le donne del bel paese. Se non si corrisponde al canone di madre appagata, grondante amore e perfettamente a proprio agio con il pargolo c’é un problema e quindi le normalissime e banali insicurezze e fragilità umane, diventano fantasmi che scavano le menti e creano voragini familiari. E oggi soprattutto che le famiglie sono sempre meno allargate e la coppia è spesso sola, con madri che sono anche donne e lavoratrici impegnate, ecco che l’arrivo di un figlio diventa un momento ancor più delicato e complesso.
famiglia tradizonaleQuanto la maternità e quindi la genitorialità siano anche carne, sangue, cicatrici, umori, sconforto, difficoltà a riconoscersi come individuo e come coppia, responsabilità che toglie il fiato, non si deve dire e non si può ammettere. Perché la genitorialità è sacra e in quanto tale non può avere lati oscuri. E allora alcune madri e alcuni padri, se pur con modalità e meccanismi diversi, soffocati da un’apparente normalità finiscono per farsi e fare del male.
Guarda caso tutto ciò succede nelle famiglie tradizionali e non nelle tanto demonizzate famiglie omogenitoriali. Certo siamo di meno, quindi statisticamente è più difficile, ma per come veniamo dipinte dai movimenti di cui sopra stupisce che non abbiamo ancora mangiato nessuno dei nostri figli e soprattutto che uno dei nostri figli non abbia ancora imbracciato un mitra contro di noi. Ironia a parte, la vera differenza è che noi non siamo vittime del grande abbaglio, o almeno ci tocca solo in parte. Agli eterosessuali  viene detto che non può essere che così, che è bellissimo e soprattutto facile. Le coppie sorridono sornione dai cataloghi del matrimonio perfetto prima e da quelli per la cura del bebè poi. È scontato! E allora in molti casi si va avanti, si segue il flusso senza ragionarci più di tanto. A noi invece i figli non capitano, nessuno ci dice quanto ciò sia facile e naturale, anzi tutto il contrario. Ecco allora che la forza, la consapevolezza e la tenacia ci rendono genitori forti, coesi e difficilmente scalfibili.
Questo lunghissimo preambolo per arrivare a dire, in questo caso con voluta e provocatoria polemica, che le nostre “amatissime” associazioni che si sbattono tanto, anche in termini economici, per trovare padri e madri ai nostri figli che invece stanno BENISSIMO così, potrebbero decidere di investire quel denaro e quelle risorse per affiancare maggiormente padri e madri “normali” nel loro delicatissimo percorso.

Invece di preoccuparsi di rinnegare le nostre famiglie e di profetizzare il terribile futuro dei nostri figli, potrebbero preoccuparsi di fare della corretta educazione, affinché certi episodi non capitino tanto spesso e siano invece davvero il risultato di un raptus isolato di follia.
Perché non preoccuparsi di fare dell’informazione realistica? Perché non incaricarsi di aprire consultori, dare supporto e non lasciare sole quelle famiglie tradizionali che a loro sta tanto a cuore salvaguardare?
Forse invece di stare fermi e zitti in piedi con un libro in mano per manifestare contro le nostre di famiglie, potrebbero muoversi e andare in giro a distribuire consigli e sostegno a quelle famiglie che sostengono di proteggere.
Ma soprattutto, invece di fare pressioni sul governo affinché non approvi leggi, così da minare volutamente la serenità quotidiana delle nostre famiglie, perché non manifestare e usare le risorse e l’innegabile influenza politica che hanno, per fare pressioni sul governo affinché approvi leggi che aiutino davvero la famiglia: dai sussidi, agli asili, ai consultori, ai congedi dal lavoro, in un’ottica di welfare ragionato e all’avanguardia.

Perché, ed è sotto gli occhi di tutti, nel paese della famiglia, per la famiglia si fa poco o nulla?
Concludendo: tutti coloro che non perdono occasione per salire in cattedra contro le nostre famiglie, perché non si occupano dei padri e delle madri che ci sono, invece di darsi tanta pena per quelli che, per una scelta pensata e consapevole, volutamente non esistono?

4 commenti

  1. Siete grandi e io vi voglio un mondo di bene.

  2. Ottima riflessione. Leggendo le tue parole ho ripensato a un detto africano che recita: “Quando nasce un bambino c’è bisogno di una tribù”. La dice lunga sul concetto di famiglia, sull’allargamento alla comunità di una responsabilità e corresponsabilità nella crescita e nell’accudimento dei nuovi arrivati…. spero ne potremo parlare a voce un giorno.

  3. Condivido tutto. Anche lo sbalordimento e l’angoscia di alzarmi ogni mattina in un Paese che preferisce demonizzare ciò che non conosce, scaricare il malcontento sulle minoranze, piuttosto che interrogarsi consapevolmente sulle problematiche e cercare delle soluzioni costruttive per queste emergenze sociali, sintomo di un Paese pericolosamente regredito al medioevo più buio e in un clima crescete di caccia alle streghe.

  4. bellissima riflessione! x mia fortuna, mi corre l’obbligo di dirlo, frequento una parrocchia con un prete “illuminato”, (non è un caso unico, ne conosco almeno altri 3.. e pensa! vivo nel “profondo sud”!!) dove tutti siamo, prima di tutto, Persone.. e non neri, bianchi, omo, etero, brutti, belli, malati o sani, solo Persone..
    detto questo, mi fa un piacere enorme rileggervi (son passata tante volte ma…), e aspetto di sapere come state e come sta Milo…
    un caro abbraccio
    A.

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