L’ITALIA MIGLIORE

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Cronaca di una quotidianità visibile, serena e condivisa

Leggendo i giornali o guardando la TV, a partire dalle grigie sentinelle in piedi, passando per il deputato leghista che si presentava in parlamento con un finocchio, aggiungendo poi gli strali infuocati di Giovanardi, risalendo quindi a Guido Barilla che invitava gli omosessuali a mangiare un’altra pasta, perché la sua pare fosse fatta con un grano adatto solo a eterosessuali monogami e con prole, per arrivare infine ai tristi fatti di cronaca che denunciano gravissimi atti di discriminazione da nord a sud, l’Italia non sembra affatto un paese per gay. Eppure, esiste anche un’altra faccia della medaglia (meno raccontata nelle cronache), che ritengo possa, se non proprio farci dormire sonni tranquilli, almeno permetterci di sperare che le cose cambino davvero.
Proviamo ad entrare più nel dettaglio di quella che è la nostra esperienza. Io non lavoro nel mondo della moda o dello spettacolo (ambienti che da sempre vengono considerati più complici con il mondo omosessuale), ma in una normalissima azienda di Firenze che opera in ambito editoriale, fatta di “persone normali”, di età diverse, livelli di istruzione diversi, esperienze e background diversissimi l’uno dall’alto. Eppure quando ho detto che aspettavo un bambino (tutti già sapevano e convivevano con il fatto che io avessi una relazione con una donna) ho sentito intorno a me soltanto commozione, affetto e vicinanza. Stessa cosa è successa alla mia compagna, lei lavora per una fondazione privata che si occupa di fotografia.
Reazioni di stima e rispetto, ci arrivano inoltre quasi ogni giorno: dai vicini di casa, dai condomini, dai commessi dei negozi che frequentiamo, dai medici e dagli infermieri, che specialmente adesso, data la gravidanza, incontriamo sempre più spesso per visite e controlli.
Certo non sono ingenua, leggo i giornali, navigo in rete e so perfettamente che la realtà, nella sua interezza, è molto più complessa di così. So perfettamente che permangono nel nostro paese ampie sacche di resistenza. Immagino, senza troppi sforzi, che girato l’angolo ognuno dei miei colleghi, amici, vicini e interlocutori più o meno casuali avrà la propria opinione e magari le proprie perplessità e criticità nei confronti della nostra scelta di vita. Ma non è esattamente così per chiunque, qualsiasi strada decida di percorrere? Io stessa ho la mia visione del mondo, la mia scala di valori, le mie convinzioni, attraverso le quali filtro la realtà che mi circonda ed esprimo opinioni. Io stessa nutro la mia buona dose di scetticismo e di resistenze nei confronti delle scelte o semplicemente del modo di vivere di amici, vicini e parenti. Non fa forse parte del gioco? E non è forse così per tutti?

pasta rainbow
La diversità di opinione e la dialettica costruttiva sono elementi importanti da salvaguardare in una democrazia civile, ecco perché risulta fondamentale legiferare in materia. Legiferare significa riconoscere piena dignità giuridica a una determinata situazione, innescando così un importantissimo cambiamento anche nel tessuto sociale. Una volta sancito, il diritto traccerebbe finalmente un confine netto tra l’offesa, l’odio fine a se stesso, la discriminazione di stato e il pregiudizio e quella che è invece una giusta e sempre difendibile rivendicazione alla libertà di coltivare ciascuno la propria opinione favorevole o contraria.
Detto questo, so bene che l’insulto gridato e la critica volgare lanciata con la voce grossa fanno molto rumore e spesso sembrano assumere proporzioni gigantesche, specialmente se pompate a dovere attraverso gli organi di informazione, tuttavia proviamo un attimo a dare un’occhiata alle proporzioni di questo fenomeno. Dall’ultima indagine condotta dall’Eurispes sul tema omosessualità emerge che l’82% degli italiani dichiara di non avere nei confronti degli omosessuali atteggiamenti diversi rispetto a quelli che si hanno nei confronti di chiunque altro. Il 9,4% dichiara di sentirsi imbarazzato in loro presenza, mentre il 4,5% afferma che preferisce non entrarci in contatto e soltanto un misero 1,3% mostra apertamente un atteggiamento di disapprovazione nei loro confronti. Sul versante dei diritti civili invece: il 41% degli intervistati ritiene che le coppie omosessuali abbiano il diritto di sposarsi con rito civile e il 20,4% è invece contrario al matrimonio, ma è d’accordo sulle unioni civili. In totale il 61,4% del campione (preso su scala nazionale) è favorevole a una forma di riconoscimento giuridico per le coppie gay, mentre il 35,4% si dichiara contrario.
Ora, sarà pur vero che i sondaggi non possono pretendere di rappresentare la realtà, ma di quest’ultima scattano soltanto una fotografia, sarà pur vero che Firenze è Firenze e che magari noi siamo fortunatissime a muoverci in un ambiente più sensibile a certe tematiche, ma insomma anche questa è Italia e a noi riempie di fiducia.

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