Nano di Copenhagen

SPLENDIDA SPLENDIDA COPENHAGEN

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Ricordi del nostro viaggio verso un paese civile e accogliente per diventare genitori

Ricordo che ho iniziato a piangere di commozione all’aeroporto di Firenze, quando ho visto il volo per Copenhagen segnalato sul tabellone delle partenze e ho fatto l’ultimo pianto dieci giorni dopo, al decollo del volo di rientro a casa.

Perché piangessi? Non saprei ben dire. La mia parte razionale direbbe gli ormoni, ma in realtà, ne sono certa, c’era molto, molto di più.

Piangevo sicuramente per l’emozione di vederci finalmente al traguardo di un lungo e impegnativo percorso. Piangevo perché quando si immagina e si immagina per mesi un momento, desiderando che arrivi, quando poi arriva, l’emozione esplode dentro con un nodo alla gola e lacrime calde. Piangevo per la solennità del momento e per l’importanza di quanto ci stava per succedere.

Copenhagen

Ho anche pianto perché insieme, in quella stanza della clinica, eravamo bellissime. Ho pianto per liberarmi dall’ansia che fino a quel momento non mi aveva quasi fatto respirare. Ho pianto per la grandezza del nostro  coraggio, che alla fine ci aveva condotte a destinazione e ho pianto perché ne ero ammirata e commossa.

I dieci giorni trascorsi a Copenhagen e dintorni, però, non sono stati solo lacrime, abbiamo anzi scoperto un paese splendido: vivibile, civile, giovane e dinamico, tutto da scoprire in bicicletta.

Il giorno dell’inseminazione ci siamo distratte scorrazzando a lungo tra i negozi di design del centro, abbiamo mangiato salmone crudo, paté e brindato con una birra fredda, augurandoci fosse di buon auspicio. Un caffè veloce in uno degli innumerevoli locali di ispirazione italiana e poi ci siamo avviate. Mano nella mano, trattenendo il respiro, mai così unite.

La clinica era esattamente ciò che una persona auspicherebbe di trovare in una clinica per la procreazione medicalmente assistita: accogliente, luminosa, silenziosa, intima. Pavimenti di legno, pareti dai colori tenui, personale discreto, gentile e disponibile. Stanze colorate, con divani, coperte, musica. Un ambiente così diverso dallo studio di un medico, tanto da sembrare di essere in un bel salotto.

L’ostetrica che ci ha seguite, sarà perché era bionda e aveva gli occhi azzurri, ma la ricordo come una fata buona delle fiabe. Parlava lentamente, in modo rassicurante, ci ha spiegato ogni passaggio, ha risposto ad ogni dubbio, sorrideva ed è stata perfetta dall’inizio alla fine.

Parco di Copenhagen

Meno di un’ora in tutto e quando siamo uscite, ci siamo abbracciate e siamo andate a stenderci sull’erba del parco più vicino. Ricordo tanti bambini che giocavano intorno a noi, ricordo che guardavamo il cielo attraverso i rami degli alberi. Ad un tratto uno scroscio di pioggia leggera, è durato poco e poi è tornato a splendere il sole: la terra era stata fecondata.

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