OMOGENITORIALITÀ

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Dati e commenti relativi all’esperienza di figli con genitori gay, per abbattere i pregiudizi

Uno studio in fase di elaborazione presso l’Università di Melbourne, su 500 minori residenti in Australia, dimostra che i bambini nati e vissuti all’interno di famiglie omogenitoriali crescerebbero addirittura meglio dei coetanei che vivono in famiglie tradizionali. Inoltre già nel Marzo 2011 l’American Academy of Pediatrics, che rappresenta il 99% dei pediatri in attività negli USA, ha dato il suo pieno assenso alle famiglie omogenitoriali.  E in Italia cosa succede?

In Italia ci si muove purtroppo con una lentezza mastodontica, eppure parliamo, solo nel nostro paese, di oltre 100.000 bambini che hanno almeno un genitore gay.

Nonostante la corte di cassazione, con la sentenza n.601 depositata l’11 gennaio del 2013, abbia sancito che il ritenere che un minore inserito nel contesto di una famiglia incentrata su una coppia omosessuale possa avere ripercussioni negative non è affatto frutto di certezze scientifiche o dati di esperienza ma di un mero pregiudizio, le paure, i dubbi e le perplessità nei confronti di questa realtà sono ancora molti purtroppo e la maggior parte mossi esclusivamente da presunzione e ignoranza.

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Vorrei provare qui a rispondere a quelle che sono le obiezioni più ricorrenti. Lascio fuori gli scrupoli di natura religiosa e gli attacchi di stampo puramente omofobo, le prime perché non dovrebbero influenzare le dinamiche di una società laica, le seconde perché non meritano considerazione alcuna.

I bambini devono avere una mamma e un papà.

La psicologia contemporanea è ormai concorde nell’affermare che la serenità emotiva di un bambino dipenda esclusivamente da un ambiente familiare stabile, presente, amorevole e stimolante. Le numerose ricerche in merito lo dimostrano. Da sempre, per i motivi più svariati, ci sono bambini che non sono stati cresciuti con entrambe le figure genitoriali di riferimento, senza che tale esperienza abbia comportato degli scompensi emotivi negativi, al di là del trauma dell’eventuale perdita di un genitore. Il fatto di crescere con solo riferimenti femminili o solo riferimenti maschili, non comporta di per sé alcuna mancanza.

La vostra è una scelta egoistica.

Scegliere di fare un figlio è sempre e in ogni caso una scelta tanto egoistica quanto altruistica. Siamo noi che decidiamo di assecondare il nostro intimo desiderio di diventare genitori, ma siamo sempre noi che allo stesso tempo decidiamo di stravolgere tutta la nostra esistenza in funzione del figlio che arriverà. Pronti a investire tutte le nostre energie, il nostro tempo, il nostro amore e i nostri pensieri per il nascituro.

Scegliere di far nascere un figlio in una famiglia “non tradizionale” è sbagliato.

Tutti i genitori, dal momento in cui concepiscono un figlio, sono tenuti a compiere delle scelte, sulla base di ciò che, in coscienza loro, ritengono più opportuno. Si sceglie se farlo nascere in una famiglia con tanti fratelli o con nessuno. Si sceglie se farlo nascere con una madre che vive da sola, si sceglie se farlo nascere con un padre o una madre molto giovani o molto anziani, malati o portatori di handicap. Si sceglie se farlo crescere in una bella città, in campagna o in periferia. Si sceglie se farlo crescere in un bilocale con i soldi che a fine mese non bastano mai, o in una comune senza TV, né connessione internet. Si sceglie se farlo crescere lontano dai nonni, si sceglie se farlo crescere insieme ai figli avuti da precedenti relazioni, si sceglie se prendere un part-time per crescere accanto a lui o si sceglie se farlo crescere seguito da una baby-sitter con un padre o una madre o entrambi sempre assenti per lavoro… Devo continuare?

Mi chiedo se coloro che hanno fatto dell’inno alla famiglia tradizionale la propria bandiera, si siano mai presi il disturbo a dare un’occhiata a quello che succede nelle scuole, per le strade e in quella società civile fatta di mille percorsi, strade, forme e contingenze diverse, che ogni giorno e sempre di più hanno preso e stanno prendendo forma sotto i nostri occhi. Dov’è la tradizione? Chi stabilisce ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? E in riferimento a quali presupposti?

Famiglie Arcobaleno

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Io ritengo che l’unica cosa che faccia veramente paura sia l’abitudine alla diversità. Accettare che modelli di vita alternativi a quelli rassicuranti ai quali siamo abituati non solo esistano, ma abbiano una loro evidente validità, obbliga a pensare, a riflettere, a mettersi in discussione e questo per molti è un tabù.
Noi non abbiamo paura e uno dei motivi per i quali abbiamo deciso di avere un figlio è proprio perché crediamo di dover fare la nostra parte nel lungo percorso per rendere questo mondo un pochino migliore, lasciando un messaggio indelebile del nostro progetto di amore.

 

Un commento

  1. Vincere le abitudini, i conformismi i pregiudizi, purtroppo, richiede tempo.
    Le stesse convivenze che oggi diamo per scontate, a prescindere dal fatto che si tratti di convivenze omoaffettive o etero, sono state sottratte solo da poco tempo all’irrilevanza giuridica, sebbene le comunità umane abbiano la copertura costituzionale dell’art. 2 della Costituzione.
    Quello dei figli alle coppie omoaffettive sconta poi un pregiudizio durissimo chenon tiene conto di una cosa che per quanto sia banale, è importantissima. Essere genitori non passa dalla sessualità, ma dalla capacità di dare amore. Non è semplice. Ci sono coppie etero assoluta inadeguate a fare i genitori.
    Inoltre, si pecca di ignoranza: si continua a credere che l omosessualità sia una malattia. Se lo dicesse un medico, potrebbe partire una querela. Dicendolo il vulgo, si deve pazientare perché l’ignoranza non si può combatterecon il dialogo. Necessita di altro.
    Non esiste alcun dato scientifico che attesti che un bambino cresciuto da una coppia samesex diventi omosessuale. Si constata semmai, una maggiore flessibilità dei bambini ai ruoli: non esistono cose da femmine (asciugare i piatti o spolverare) o da maschi. Il che non è cosa da poco.
    Inoltre, i bambini crescendo, sviluppano una magiore apertura e sensibilità ai problemi del mondo. Perché più abituati alla diversità, al confronto.
    Nelle coppie etero si sviluppa più facilmente lo scontro.
    Io sono con voi.

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