IN SALUTE E IN MALATTIA…

| 0 commenti

Mi sono resa conto che troppo spesso l’opinione pubblica tende a pensare che i diritti che il popolo LGBT chiede, siano in qualche modo una sorta di presa di posizione. Una questione di principio che tutto sommato non ha risvolti così importanti sulla quotidianità pratica delle persone. Ma le cose non stanno affatto così. Io ho partorito oltre 4 mesi fa e a dispetto di un travaglio quasi da manuale, durato sì e no 5 ore, ho avuto un post partum da incubo.
Per complicazioni che adesso non sto a specificare, subito dopo la nascita del mio bambino, sono stata trasportata dalla sala travaglio alla sala parto per un primo piccolo intervento. Erano le 6:00 del mattino e da quel momento è cominciato per me un calvario che ha richiesto altri due interventi chirurgici e circa 12 ore, prima di poter finalmente tenere tra le braccia mio figlio.
Ora il punto non è quello che mi è successo ovviamente, ma la gestione dell’emergenza in relazione alla mia compagna e al nostro bambino.
In Italia non siamo riconosciute come una coppia e la legge quindi non tutela il nostro legame. La mia compagna per la burocrazia risulta a tutti gli effetti un’estranea tanto per me quanto per nostro figlio. Ciò significa che nel momento in cui sono emerse le complicanze, il bambino avrebbe potuto essere affidato al personale ospedaliero e ospitato, a pochi minuti dalla sua nascita, in una nursery. Ciò significa inoltre, che nel momento in cui le cose dopo il parto si sono messe male, la mia compagna avrebbe potuto essere allontanata da me e tenuta all’oscuro di quanto mi stesse succedendo e di ogni decisione medica presa o da prendere.
Questo è quello che di fatto può succedere in un paese in cui la legge non riconosce il vincolo d’amore e di responsabilità che ci lega e ci nega la possibilità di essere rispettate come coppia e quindi come famiglia.

rispetto

Per fortuna però, al di là del grave vuoto normativo che affligge l’Italia, esistono anche la sensibilità e il buon senso. Esiste soprattutto una regione come la Toscana, nella quale fortunatamente valori come il rispetto e la tutela delle diversità non sono merce così rara e tutto ciò ha fatto sì che il personale ospedaliero ci abbia trattate, come è giusto che sia, come una famiglia a tutti gli effetti.
Ora mi chiedo, possibile che nel 2014, in un paese che si consideri sufficientemente civile, il benessere e il riguardo per la persona non possano essere garantiti per legge, ma affidati esclusivamente alla buona disposizione e all’apertura di coloro che casualmente ci troviamo davanti?

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.