SIAMO FORSE TUTTI SBAGLIATI?

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Quando la realtà sbandierata da un certo tipo di propaganda omofoba e reazionaria, fa decisamente a cozzi con la realtà sociale.

Una parte d’ Italia fa un gran parlare del valore della famiglia tradizionale e di quanto quel nucleo formato da padre + madre sani, giovani, fertili, innamorati e con prole sorridente (possibilmente due figli, un maschio e una femmina) sia la rappresentazione del “naturale” e quindi giusto corso delle cose. Ma come spesso accade, tra il dire e il fare c’è di mezzo quel “mare” che poi rappresenta la realtà sociale circostante. A tale proposito provo a raccontarvi quali sono stati i miei compagni di viaggio in quella meravigliosa avventura che è stata il parto. Premessa: si noti inoltre su come l’intransigenza di certe posizioni reazionarie che si pongono come obbiettivo quello di colpire il mondo LGBT, finiscano invece con l’offendere anche tutti coloro che volenti o nolenti si trovano, sempre più frequentemente, in una condizione di famiglia che evidentemente non corrisponde a quell’anacronistico modello di “normalità”.
Ma andiamo ai fatti. Durante i 5 giorni di degenza in ospedale si sono alternati in stanza con me tre diversi tipi di famiglia, o presunti tali.
Nucleo A: coppia formata da un uomo e una donna in attesa di partorire il loro primogenito, con seguito di figli già grandi, avuti  da precedenti matrimoni.
Nucleo B: una “NON” coppia formata da un uomo e una donna che semplicemente si frequentavano da un paio di mesi quando lei è rimasta incinta, uniti solo dal senso di responsabilità  nei confronti del nascituro e dalla certezza di NON amarsi e di NON voler vivere insieme.
Nucleo C: eccola lì finalmente la tanto celebrata normalità, una giovane donna e un giovane uomo che si amano e che hanno dato alla luce il loro secondo figlioletto.

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Insomma, a conti fatti, tra mamme lesbiche, figli di seconde nozze e genitori per caso, la presunta “anormalità” batte la “normalità” per 3 a 1.

Forse i ben pensanti potrebbero sostenere che si tratti di una casualità infelice, oppure che abbiamo scelto un ospedale di degenerati, ma allargando un po’ lo sguardo, posso dire che da quando ci siamo confrontate con la maternità e il fare famiglia in generale, attorno a noi, per fortuna, ne abbiamo viste di tutti i colori.
Ci sono i figli adottivi, ci sono i figli in affido, ci sono i figli nati da genitori eterosessuali ma con tecniche di fecondazione assistita, ci sono i figli di una, due o tre relazioni precedenti, ci sono figli che nascono senza che i padri lo sappiano, o anche da padri che non ne vogliono sapere, ci sono figli che nascono fuori dal matrimonio o addirittura fuori dalla coppia.
Siamo quindi tutti sbagliati? Tutti indegni? O siamo forse tanti diversi tipi di realtà possibili?
Io ritengo che di veramente condannabile ci siano solo la mancanza di assunzione di responsabilità e l’assenza di amore, per tutto il resto occorrerebbe soltanto un po’ più di RISPETTO.

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