TE LO DICO CHIARAMENTE…

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Parlare apertamente può essere un valido antidoto contro ignoranza e omofobia

Io penso che le parole servano e le definizioni anche. Sicuramente non servono le etichette o gli stereotipi che talvolta auto-ghettizzano, tuttavia ritengo che dare un nome ad una determinata situazione, conferisca a quest’ultima una dignità ontologica concreta. Ecco perché ritengo sia utile utilizzare le parole giuste ed ecco perché sono convinta che sia importante non smettere di parlare. Non è vero che è stato detto abbastanza ed è ancor meno vero che è stato detto troppo. Sarà stato detto abbastanza, quando tutti in questo paese beneficeranno degli stessi identici diritti.

Non sono d’accordo con chi afferma che chiamare la nostra realtà con il proprio nome sia limitante e non penso che le definizioni sviliscano, né tanto più che l’identificazione in una categoria sia da considerarsi superflua o addirittura castrante. Parlando e utilizzando le parole giuste si permette all’altro di capire e di conoscere, conoscere elimina il pregiudizio. Questo suppongo sia ancora il miglior modo per ribattere al gregge belante della disinformazione e per combattere l’omofobia.
Prima di rimanere incinta, io e la mia compagna non ci ponevamo troppo seriamente il problema di dichiararci come coppia, almeno non in quegli ambienti che non ci toccavano da vicino. Eravamo già dichiarate al lavoro, in famiglia e con la nostra cerchia di amici, per il resto lasciavamo che un mondo più o meno indifferente ci scorresse accanto pensando un po’ quello che gli faceva più comodo.
Poi però, nel momento in cui sono rimasta incinta, ha preso corpo in noi un’esigenza di assunzione di responsabilità molto diversa. Abbiamo deciso che avremmo dovuto cominciare a parlare chiaramente della nostra situazione, in modo che il messaggio passasse in qualunque contesto e con la più assoluta serenità e spontaneità. Questo perché riteniamo che con un figlio per mano non si possano accampare alibi e non siano permesse omissioni. Non è permesso sorvolare, non è permesso tacere. Con un figlio per mano esiste una sola verità che vale per la commessa del negozio all’angolo, per la signora al parco, per il cassiere del supermercato, per l’infermiera, per il barista e per la signora anziana del pian terreno. Ed è proprio questa verità che noi pensiamo vada difesa e raccontata a voce alta e con orgoglio davanti a un figlio che, proprio così facendo, noi contiamo di proteggere e accompagnare al meglio verso una crescita serena e consapevole.

empatia

Noi due, fin da adesso, ci mettiamo la faccia ogni giorno e se la cosa può tranquillizzare, le reazioni che abbiamo avuto sono piuttosto positive. Raccontare apertamente e senza ombre la nostra realtà sembra avere un effetto spiazzante, nel senso che se da un lato ha il potere di destabilizzare e far ammutolire l’ignoranza, dall’altro permette di creare un’empatia positiva là dove il terreno è fertile. Ogni volta che ci è capitato di chiarire la nostra posizione di due mamme in attesa di un figlio, ecco cosa abbiamo ricevuto in cambio: confessioni a cuore aperto da quasi estranei, sfoghi sinceri da parte di padri e madri sulle difficoltà affrontate di fronte ad affidi e adozioni, moti di affetto inaspettati dalla commessa della farmacia, curiosità a raffica sulla procreazione medicalmente assistita da parte di coppie eterosessuali di perfetti sconosciuti alla ricerca di un figlio che non arriva. E potrei andare avanti con vari esempi, fino alle inattese rivelazioni da parte di uomini alle prese con semi dalle prestazioni non proprio olimpioniche…
Ora, detto questo, non significa che noi pensiamo si debba girare con un cartello dietro la schiena che reciti: “Sono lesbica e aspetto un figlio con la mia compagna”, le nostre personalissime considerazioni riguardano semplicemente quello in cui crediamo e quanto sperimentiamo quotidianamente, nel momento in cui ci troviamo a rispondere, lontane da ogni provocazione, in merito alla nostra realtà di famiglia nei diversi contesti che ci troviamo a vivere.
Ciascuno trovi poi la propria strada e affronti quindi il confronto con l’ALTRO come meglio crede. Noi vi offriamo un punto di vista dal quale guardare le cose, che non è assoluto, ma che non è nemmeno la favola di un paese immaginario.

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