UNIONI CIVILI… Gioie e dolori

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Nel giorno in cui la Corte Europea sanziona l’Italia, la paladina delle unioni civili Monica Cirinnà si lancia in una serie di Tweet poco edificanti. Ma queste unioni civili cosa prevedono esattamente? Siamo sicuri di poter parlare davvero di uguaglianza e di pari diritti?

La Corte Europea per i diritti umani di Strasburgo sanziona l’Italia che non garantisce alcun riconoscimento legale alle coppie gay e intanto anche la paladina delle unioni civili Monica Cirinnà, ultimo baluardo di speranza al quale aggrapparci in questo paese ostile, si mette sulla difensiva e pubblica su Twitter il documento sottostante, che vorrebbe fare chiarezza e gettare acqua sul fuoco delle polemiche, ma che per noi ha il sapore amaro della partita persa in partenza.

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Ieri 21 Luglio, dopo la bella notizia del richiamo da parte dell’Europa, la Cirinnà twitta, rivolta all’associazione Manif Pour Tous Italia (che ricordiamo è quell’associazione che dietro una facciata rispettabile in cui inneggia alla libertà di espressione, in realtà si batte strenuamente affinché in Italia non venga approvata alcuna legge a sostegno e tutela delle persone omosessuali, delle coppie gay e delle famiglie con genitori omosessuali): -“Una volta tanto d’accordo con Manif Pour Tous: UE non chiede matrimonio gay infatti ddl è su unioni civili“- e poi continua -“Sono due istituti diversi” e di seguito -“Sono due cose diverse giuridicamente e costituzionalmente“-.

Ora, posto che in effetti si mette semplicemente nero su bianco quello che un PD senza troppo zelo e sentimento sta portando avanti, c’era davvero bisogno di dare rassicurazioni sul fatto che il ddl in approvazione prima al Senato e poi alla Camera non abbia nessuna intenzione di garantire pieni diritti e pari uguaglianza alle persone omosessuali, minandone quindi la dignità di esseri umani?

Dato per assodato che con il ddl Cirinnà la comunità LGBT italiana accetta suo malgrado un compromesso al ribasso, con il quale rinuncia ad un principio di uguaglianza nella speranza di poter dare almeno una prima timida risposta alle esigenze sociali delle persone, dobbiamo pure assistere a questi tentativi di giustificarsi agli occhi di un’associazione faziosa ed omofoba? Giustificazioni con le quali si finisce per altro con il sottolineare come non ci sia, da parte del governo, alcuna volontà di conferire, attraverso la legge, pari dignità all’affettività omosessuale in Italia?

Le unioni civili previste dal ddl Cirinnà sono discriminanti ETICAMENTE e GIURIDICAMENTE e posto che le accoglieremo a braccia aperte, pur di poter dare un minimo di tutele alle nostre famiglie e ai nostri affetti, vorremmo fosse chiaro che politicamente non c’è proprio niente di cui gloriarsi se, sotto minaccia europea e a suon di sanzioni, si arriva all’approvazione di una legge che propone un modello ormai superato da decenni nel resto dell’Europa, o almeno in quei paesi che vengono citati come modello di civiltà e progresso.

Entriamo nello specifico. Perché il ddl Cirinnà commette una feroce discriminazione da un punto di vista della dignità morale della persona? Perché il legislatore consapevolmente invece di allargare anche alle persone omosessuali l‘istituto del matrimonio già esistente, riconoscendo così una piena e pari uguaglianza, decide di operare una distinzione tra unioni di tipo eterosessuale e unioni di tipo omosessuale, creando un istituto ad hoc per quest’ultime, attraverso il quale si ha la possibilità di inserire una serie di limitazioni, che ancor più sviliscono l’affettività omosessuale, ribadendo di fatto come questa venga considerata un’unione di serie B.

Tale approccio ricorda inevitabilmente quel sistema di segregazione raziale che non potendo più impedire alle persone di colore si salire sull’autobus, sanciva come i posti a sedere fossero riservati solo ai bianchi.

Questo accadeva oltre 60 anni fa in un paese che oggi ha un presidente di colore, figlio di una coppia mista e che da pochissimo ha festeggiato l’approvazione del matrimonio egualitario in tutti gli Stati che lo compongono. Vogliamo prendere spunto da ciò per migliorare, per poter davvero parlare di civiltà, dignità, diritti umani e progresso. No assolutamente! Si preferisce giocare al ribasso e perdere un’altra importante occasione di crescita civile.

Oltre a quanto scritto sopra, che mi sembra già sufficiente per gridare il nostro disappunto, vediamo nel dettaglio quali sono i limiti di questo disegno di legge in attesa di approvazione.

La step child adoption prevista nel ddl Cirinnà ci obbliga di fatto all’adozione di figli già nostri. Figli che sono stati pensati, voluti, concepiti, amati e cresciuti all’interno di una coppia esistente e che si chiede vengano adottati ex novo dal genitore non biologico. Inoltre l’adozione, dipendendo esclusivamente dalla premessa di un’unione civile, non permette il riconoscimento allo stato civile alla nascita dei propri figli, come previsto per le coppie eterosessuali non sposate. E pone un problema evidente per tutte quelle coppie che, in questi lunghissimi anni di vuoto normativo, hanno fatto dei figli e si sono poi separate (come purtroppo succede anche alle coppie eterosessuali). Come tuteliamo questi bambini e ragazzi? Chiedendo ai loro genitori già separati di unirsi civilmente per poi separarsi nuovamente una volta portata a termine la pratica di adozione?

E ancora, la step child adoption prevista dal ddl Cirinnà, è un’adozione non legittimante perché il legame viene sancito soltanto tra adottato e adottante e non con tutta la linea parentale dell’adottante come previsto nell’adozione classica.

Inoltre, con l’accesso alle unioni civili, le coppie gay rimarrebbero escluse dalla possibilità di accedere all’adozione di figli esterni alla coppia, di accedere all’affido e di ricorrere alle pratiche di procreazione medicalmente assistita in Italia, come previsto per le coppie eterosessuali.

Se questa si chiama uguaglianza

Ora, lungi da me dal voler sembrare un’ingrata. Io per prima attendo con ansia che questo ddl possa finalmente concretizzarsi in legge di Stato, cosa che permetterebbe a me e alla mia compagna di dare finalmente una tutela legale alla nostra coppia e alla nostra famiglia. E apprezzo lo sforzo e la dedizione con i quali Monica Cirinnà sta portando avanti questa battaglia, spendendosi in prima persona, partecipando a dibattiti e gay pride. Mi pareva però di aver capito come lei stessa considerasse tutto ciò come l‘inizio di una cammino: un punto di partenza e non certo un punto di arrivo.

Quello che mi ha fatto scattare, complice forse il caldo di Caronte che ci sta sfinendo, è stato assistere, tweet dopo tweet, a quello che sembrava proprio il tentativo di volere tranquillizzare e rassicurare coloro che non hanno certo bisogno essere tranquillizzati, ribadendo poi come certi diritti e istituti rimarranno insindacabilmente appannaggio assoluto di quella che di fatto finisce come emergere per una chiara superiorità dell’affettività eterosessuale.

Non te la prendere cara Monica, noi continuiamo a fare il tifo per te, augurandoci che alla fine riuscirai a spuntarla in quel mare di emendamenti che tentano di farti naufragare, ma nell’era dei social e della comunicazione multimediale anche i tweet contano

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